E-commerce di abbigliamento, il business che negli Usa sta conquistando il mercato online

Il commercio elettronico, nel settore dell’abbigliamento ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. Secondo i più recenti sondaggi, un utente su tre, avvezzo alle dinamiche della rete, acquista prodotti su internet, soprattutto nel settore dell’abbigliamento, appunto, e delle calzature. Ma è negli ultimi mesi che la diffidenza, scatenata dal timore di truffe online, comincia ad essere vinta dal trust di determinati e-commerce che garantiscono prodotti di qualità a prezzi vantaggiosi.

Se prima era la categoria dei computer a dominare la classifica dei prodotti più acquistati sulla rete, oggi possiamo affermare, dati alla mano, che è l’abbigliamento il settore più in crescita. A rivelare questo cambio di rotta è la società americana di ricerca marketing comScore, che ha pubblicato dati interessantissimi sulle preferenze degli acquisti online. La categoria dei computer è cresciuta soltanto di un pallidissimo 5,3%, mentre come trend di crescita al primo posto si posiziona il settore dell’abbigliamento con una percentuale di avanzamento del ben 19%!

Il successo di Amazon

Adam Lella, uno degli autori della ricerca, ha spiegato che il merito del sorpasso deve essere attribuito ai device mobili, gli strumenti più utilizzati per gli acquisti telematici proprio perché facili da utilizzare. Amazon, l’e-commerce di Jeff Bezos, è stato il più visitato grazie alle offerte e ai tempi di consegna, anche in 24 ore, quindi il successo di un negozio online può dipendere da questi servizi aggiuntivi, che non vanno affatto sottovalutati, perché possono essere quel quid distintivo e discriminante rispetto alla concorrenza. Pare che Amazon si stia avviando anche verso l’acquisto a rate, intendendo superare Macy’s, la catena americana fondata nel 1858, che punta soprattutto sul settore dell’abbigliamento e del fashion in generale.

Flexi-shopper

L’anno scorso è stata messa a punto un’altra interessante ricerca sull’e-commerce dal Global Survey di Nielsen, che ha coinvolto più di 30.ooo consumatori di 60 paesi europei, compreso l’Italia: ben il 42% acquista on line attraverso il pc (l’82%), il cellulare (44%) e il tablet (31%). Per quanto riguarda gli italiani, il 53% compra prodotti di intrattenimento, quali libri, film e musica, ma ben il 49% si diletta ad acquistare capi di abbigliamento (49%) e scarpe (39%). Il potenziale acquirente italiano viene definito “flexi-shopper”, ossia “compratore flessibile” dalla ricerca UPS, in quanto passa da un canale all’altro di vendita con grandissima facilità, valutando condizioni, sconti, ma soprattutto le spese di consegna e i suoi tempi: 9 italiani su 10 hanno dichiarato di aver abbandonato il carrello, prima dell’acquisto, a causa dei costi di spedizione, che rendono lo sconto del prodotto quasi nullo; 7 su 10 ritengono fondamentale la consegna gratuita.  Il 52% degli intervistati, inoltre, ha dichiarato di non tollerare tempi troppo lunghi di consegna, soprattutto quando questi non vengono rispettati, il che comporta feedback molto negativi. Se l’e-commerce offrisse anche un applicazione mobile, che permetta ad esempio all’acquirente di confrontare i prezzi quando si trova in negozio, ciò potrebbe essere un valore aggiunto per il negozio stesso.

La differenza tra il mercato americano e quello italiano

La ricerca europea “Ups Pulse of the Online Shopper” condotta, per il secondo anno, da ComScore lo scorso marzo, ha messo in luce le differenze in questo settore tra il mercato americano e italiano:  la sfida è stata vinta proprio dal mercato statunitense grazie ad una logistica, affidata direttamente all’azienda, che controlla i prodotti ma anche la qualità della consegna. La tracciabilità delle spedizioni, i tempi di consegna e resi molto più immediati rispetto al mercato europeo, i costi relativamente contenuti costituiscono un mix efficace sopratutto per il mercato del lusso, per il quale l’acquirente straniero è disposto ad attendere anche qualche giorno in più rispetto al previsto pur di ricevere un prodotto proveniente dall’Italia.

Lorenzo Montrasio, operation manager nel settore della moda per Etroha raccontato come il brand italiano abbia vinto la sfida dell’e-commerce nell’Export verso gli Usa, immaginando il negozio online proprio come una boutique fisica:

La customer expe- rience di chi acquista on line un prodotto Etro, deve essere analoga a quella dei nego- zi fisici; per questo, poi, il prodotto arriva a casa in un packaging che comprende il sacchetto marchiato Etro, il pacchetto e i fiocchi, come se fosse uscito dalla boutique“.

I limiti dell’e-commerce in Italia

Sempre grazie alla ricerca UPS è stato possibile indicare il profilo dell’acquirente italiano medio: sono stati intervistati 1000 italiani su 6200 europei ed è emerso che l’e-shopper italiano ha circa 40 anni,  un lavoro a tempo indeterminato, salario annuo tra i 15.000 e 30.ooo euro l’anno, vive in città e il nucleo familiare è composto da 3 o più elementi. Nel 2015 gli italiani hanno speso circa 13,3 miliardi di euro, con una crescita  del 17% rispetto al 2014 ma, nonostante questi dati così confortanti, rappresentano ancora una minima percentuale gli imprenditori italianiche puntano su progetti di e-commerce nel nostro paese, dimostrandosi piuttosto scettici nei confronti di tale business. E mentre loro titubano, i player americani proseguono nell’ascesa, ricavando fatturati notevoli grazie alla vendita di prodotti, anche e soprattutto, italiani. Non sono pochi, infatti, i casi di acquirenti italiani che spesso comprano su e-shop esteri articoli di abbigliamento Made in Italy, perché non riescono a trovare offerte vantaggiose su e-commerce del nostro paese.

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