CCNL Commercio e stipendio commessa: linee guida per la valutazione

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stipendio commessaQuando si gestisce un negozio, uno degli elementi a cui bisogna prestare particolare attenzione è quello di fornire un giusto stipendio ai propri dipendenti, su tutti commesse e commessi.

Il lavoro di commesso/a non è semplice come può apparire; è vero che non servono particolari titoli di studio, ma è anche vero che è necessario avere una certa predisposizione al rapporto con il pubblico, capacità di ascolto e, naturalmente, pazienza. 

Per questo è necessario che i commessi siano giustamente retribuiti per le ore di lavoro svolte.

Spesso quantificare lo stipendio non è poi così semplice, perchè va tenuto conto di diversi aspetti come la tipologia di contratto, l’esperienza lavorativa e anche la grandezza del negozio.

Tuttavia, quando si assumono dei commessi, a sostegno degli imprenditori interviene il CCNL Commercio, ovvero il contratto standard per i dipendenti del terziario come negozi, agenzie, centri commerciali, catene, aziende della new economy, telemarketing e call center. 

Questo elemento, che alcune volte si trascura, è invece importantissimo perchè stabilisce i minimi e i massimali della retribuzione, nonché tutti i diritti che riguardano il lavoro del commesso/a.

Pertanto, in questo articolo vogliamo rivolgerci ai titolare di attività fashion retail ed anche ai commessi per aiutarli a valutare correttamente lo stipendio secondo le direttive del CCNL Commercio – Contratti Collettivi Nazionali Commercio.

LEGGI ANCHE: Quali sono le mansioni di una commessa?

Tipologia di contratto

La prima linea guida da tener presente per valutare la giusta retribuzione è il tipo di contratto. 

Esistono per i commessi, così come per gli altri lavoratori, 5 tipologie di contratto che sono:

  • contratti a tempo indeterminato;
  • contratti a tempo indeterminato;
  • contratti di apprendistato professionalizzante (tra i 18 e i 29 anni); 
  • contratti di formazione al lavoro.

Quanto guadagna una commessa

Bisogna inoltre sapere che lo stipendio dI una commessa cambia a seconda del livello in cui è inquadrata all’interno del CCNL Commercio.

I livelli di inquadramento sono:

Livello 1 e 2

Fanno parte di questa categoria i commessi dirigenti. 

Il livello 1, rispetto al livello 2, ha uno stipendio più alto che può arrivare anche a 1800 euro netti al mese

Le loro mansioni sono generalmente di responsabilità e coordinazione: sono infatti coloro che fanno ordini, gestiscono il personale, si occupano di chiusure cassa e versamenti in banca.

Livello 3

Fanno parte di questo livello i capo-commessi, di solito li trovi vicino al registratore di cassa e agli allestimenti. 

Il loro stipendio è di circa 1400 euro netti al mese

Livello 4 e 5

I commessi di livello 4 e 5 forniscono solitamente assistenza ai clienti, indicano taglie, modelli e mostrano il prodotto per la prova in camerino. 

Il loro stipendio oscilla tra i 1200 e i 1000 euro netti al mese, che possono variare in base agli orari.

Livello 6 e 7

Appartengono a questo livello gli apprendisti commessi, ovvero coloro che fanno affiancamento e sistemano i vestiti provati (gli apprendisti di livello 7 sono di solito quelli che trovi fuori ai camerini a cui lasci i vestiti indossati che non vanno bene). 

Lo stipendio riservato a questa categoria si aggira intorno agli 800 euro netti al mese.

LIVELLO DI INQUADRAMENTO CCNL STIPENDIO NETTO MENSILE
Livello 1 e 2 1800 euro
Livello 3 1400 euro
Livello 4 e 5 1200/1000 euro
Livello 6 e 7 800 euro

Periodo di prova

Come detto, una commessa può avere un contratto che si declina in varie tipologie a cui si aggiunge il periodo di prova che, a seconda del livello, varia nella durata:

  • primo livello: 6 mesi;
  • secondo e terzo livello: 60 giorni;
  • quarto e quinto livello: 45 giorni;
  • sesto e settimo livello: 30 giorni.

Il periodo di prova viene sempre retribuito e, solitamente, la cifra corrisposta viene calcolata/frazionata in base alla retribuzione mensile del livello in cui verrà inquadrata la risorsa.

Una delle differenze fondamentali del periodo di prova rispetto al contratto vero e proprio è che il rapporto di lavoro può essere interrotto da entrambe le parti senza alcun preavviso.

Il datore di lavoro può quindi licenziare la commessa (o lei può decidere di andarsene) senza corrispondere alcuna indennità aggiuntiva e senza motivazione.

Orari

L’orario pieno per chi svolge il lavoro di commessa è di 40 ore settimanali; 24 ore settimanali, invece, per chi ha un contratto part-time.

Il sabato è considerato giorno di lavoro, così come la domenica per le commesse dei centri commerciali o delle grandi città.

Il giorno di riposo è uno ogni sei di lavoro.

Queste aspetti sono importanti da valutare per tenere conto di quanto guadagna un commesso, soprattutto in sede di retribuzione degli straordinari, a cui hanno diritto tutti.

Gli straordinari, che possono giungere a un massimo di 250 ore all’anno, prevedono una maggiorazione della paga oraria del

  • 50% per lo straordinario notturno (dalle 22 alle 6 del mattino);
  • 30% per domenica e festivi;
  • 20% se il lavoro va oltre le 40 ore settimanali;
  • 15% per il lavoro notturno.

Ferie

Secondo il Contratto Collettivo Nazionale del commercio e terziario, alle commesse spettano 26 giorni di ferie all’anno, anche nel caso di contratti part-time. Inoltre, dal computo delle ferie vanno escluse le domeniche e le festività nazionali.

Per quanto riguarda lo stipendio, le ferie vanno retribuite secondo il normale salario del lavoratore, così come le assenze per malattia, infortunio o congedi parentali.

Indennità

Per finire, l’ultima linea guida riguarda le indennità.

Infatti, se è vero che lo stipendio di una commessa viene fissato grosso modo dal CCNL Commercio, è vero anche che è necessario poi su questo calcolare le indennità o gli extra.

Ad esempio le cassiere, responsabili del denaro che maneggiano, hanno diritto ad indennità pari al 5% in più della paga base nazionale.

Per quanto riguarda la maternità, la commessa con contratto CCNL Commercio ha diritto all’astensione obbligatoria di 5 mesi, che di norma sono i due antecedenti la data del parto e i 3 successivi, ma è possibile anche variare.

Se invece il congedo dovesse essere prolungato per un periodo che va oltre i 5 mesi, la retribuzione mensile viene decurtata del 30%.

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