Stipendio commessa: linee guida per la valutazione

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Il lavoro di commessa è uno dei più complessi nel panorama professionale perché richiede una certa predisposizione al rapporto con il pubblico, una grande capacità di ascolto e, naturalmente, tanta pazienza.

Per questo, è necessario che tali figure siano giustamente retribuite.

Spesso, quantificare lo stipendio di una commessa non è semplice, perché va tenuto conto di diversi aspetti quali la tipologia del contratto e l’esperienza lavorativa.

Tuttavia, a sostegno della categoria interviene il CCNL Commercio, ovvero il contratto standard per i dipendenti del terziario come negozi, centri commerciali e catene.

Questo elemento è importantissimo perché stabilisce la retribuzione minima e massima di una commessa, nonché tutti i diritti che riguardano il suo lavoro.

Quindi, vediamo come valutare correttamente lo stipendio di una commessa secondo le direttive del Contratto Collettivo Nazionale.

LEGGI ANCHE: Quali sono le mansioni di una commessa?

Tipologia di contratto

La prima linea guida da tener presente per valutare la retribuzione è il tipo di contratto di lavoro commessa che, come per gli altri lavoratori, si divide in 4 categorie:

  1. contratto a tempo determinato;
  2. contratto a tempo indeterminato;
  3. contratto di formazione al lavoro;
  4. contratto di apprendistato professionalizzante.

Con il Decreto legislativo n.81/2015, il contratto di apprendistato è stato modificato nella sua durata, nella retribuzione e in altre fondamentali caratteristiche. 

Quindi, questa tipologia di contratto va ulteriormente suddivisa in:

  • contratto di apprendistato per la qualifica ed il diploma professionale (per giovani dai 15 ai 25 anni di età);
  • contratto di apprendistato professionalizzante (tra i 18 e 29 anni);
  • contratto di apprendistato per l’alta formazione e la ricerca (anche questo tra 18 e 29 anni).

Livello di inquadramento

La busta paga di una commessa cambia anche a seconda del livello in cui è inquadrata all’interno del CCNL Commercio.

I livelli di inquadramento sono:

Livello 1 e 2

Fanno parte di questa categoria i commessi dirigenti. Il livello 1, rispetto al livello 2, ha uno stipendio più alto, che può arrivare anche a 1800 € netti al mese. Le mansioni sono generalmente di responsabilità e di coordinazione come, ad esempio, fare ordini, gestire il personale, occuparsi di chiusure cassa e versamenti in banca.

Livello 3

Fanno parte di questo livello i capo-commessi, quelli che di solito si trovano al registratore di cassa e si occupano degli allestimenti. Il loro stipendio è di circa 1400 € netti al mese.

Livello 4 e 5

I commessi di livello 4 e 5 forniscono solitamente assistenza ai clienti, indicano taglie, modelli e mostrano il prodotto per la prova in camerino. Per un aiuto commessa 5° livello retribuzione oscilla tra i 1200 e i 1000 € netti al mese, che possono variare in base agli orari di lavoro.

Livello 6 e 7

Appartengono a questo livello gli apprendisti, ovvero coloro che fanno affiancamento e sistemano i vestiti provati. Lo stipendio commesso riservato a questa categoria si aggira intorno agli 800 € netti al mese.

Leggermente inferiore è lo stipendio commessa part-time che, al di là del livello in cui è inquadrata, guadagna in media 780 € netti al mese.

LIVELLO DI INQUADRAMENTO CCNL STIPENDIO NETTO MENSILE
Livello 1 e 2 1800 euro
Livello 3 1400 euro
Livello 4 e 5 1200/1000 euro
Livello 6 e 7 780 euro

Periodo di prova

Come visto, una commessa può avere un contratto che si declina in varie tipologie, a cui si aggiunge sempre un periodo di prova che, a seconda del livello, varia nella durata:

  • primo livello: 6 mesi;
  • secondo e terzo livello: 60 giorni;
  • quarto e quinto livello: 60 giorni;
  • sesto e settimo livello: 45 giorni.

Se si è alle prime armi e si sta apprendendo il mestiere, inserendosi in un sesto o settimo livello, il periodo di prova può essere anche di 30 giorni.

Il periodo di prova è sempre retribuito, con la cifra corrisposta che viene calcolata/frazionata in base alla retribuzione mensile del livello in cui verrà inquadrata la risorsa.

Una delle differenze fondamentali del periodo di prova rispetto al contratto vero e proprio è che il rapporto di lavoro può essere interrotto da entrambe le parti senza alcun preavviso.

Quindi, il datore di lavoro può licenziare la commessa o lei può decidere di andarsene senza corrispondere alcuna indennità aggiuntiva e senza dare nessuna motivazione.

Orari di lavoro

L’orario pieno per chi svolge il lavoro di commessa è di 40 ore settimanali; 24 ore per chi ha un contratto part-time.

Il sabato è considerato giorno di lavoro, così come la domenica per le commesse dei centri commerciali o delle grandi città.

Il giorno di riposo è uno ogni sei di lavoro.

Gli straordinari, che possono giungere ad un massimo di 250 ore all’anno, prevedono una maggiorazione della paga oraria del

  • 50% per lo straordinario notturno (dalle 22 alle 6 del mattino);
  • 30% per domenica e festivi;
  • 20% se il lavoro va oltre le 40 ore settimanali;
  • 15% per il lavoro notturno.

Ferie ed indennità

Secondo il Contratto Collettivo Nazionale del commercio e terziario, alle commesse spettano 26 giorni di ferie all’anno, anche nel caso di contratti part-time; dal computo delle ferie vanno escluse le domeniche e le festività nazionali.

Per quanto riguarda lo stipendio, le ferie vanno retribuite secondo il normale salario del lavoratore, così come le assenze per malattia, infortunio o congedi parentali.

Infine, se è vero che lo stipendio medio commessa viene fissato grosso modo dal CCNL Commercio, è vero anche che è necessario poi calcolare le indennità e gli extra.

Ad esempio le cassiere, responsabili del denaro che maneggiano, hanno diritto ad un’indennità pari al 5% in più della paga base nazionale.

Per quanto riguarda la maternità, il contratto commessa secondo il CCNL prevede l’astensione obbligatoria di 5 mesi, che di norma sono i due antecedenti la data del parto e i 3 successivi, ma è possibile anche variare (si può arrivare anche a 5 mesi successivi con il parere del medico).

In caso di gravidanza a rischio, la commessa può richiedere l’interdizione anticipata dal lavoro.

Se il congedo di maternità viene prolungato per un periodo che va oltre i 5 mesi, gli stipendi commesse interessate vengono decurtati del 30% su base mensile

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Giuseppe Raiola Copywriter & Social Media Manager MagicStore

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