Coronavirus: come fronteggiano l’emergenza i grandi brand di moda

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CoronavirusDa settimane ormai non si fa altro che parlare di coronavirus, l’epidemia che al solo nome fa tremare e che sta rapidamente infettando sempre più paesi.

Oltre agli ovvi problemi di natura igienica e sanitaria, il coronavirus ha generato una serie di effetti a catena devastanti che stanno danneggiando pesantemente l’economia italiana.

Le aziende devono fare i conti con il crollo della domanda ma, allo stesso tempo, affrontare serie problematiche di natura logistica. Al momento è opportuno evitare contatti fisici o assembramenti di più persone, situazioni quotidiane negli uffici e nelle sedi di lavoro.

Anche il dorato mondo della moda non è immune al temuto Covid-19, quindi i diversi brand di moda hanno adottato soluzioni diverse per affrontare l’emergenza riducendo al minimo i danni sulla produzione.

Lvmh, stop ai voli da e per l’Italia

L’Italia purtroppo è uno dei paesi maggiormente colpiti dal Covid-19, quindi gli altri stati tendono ad evitare viaggi di lavoro nella penisola. La multinazionale francese del lusso, Lvmh, da qualche giorno ha vietato ai suoi manager di effettuare viaggi da e per l’Italia. Per quanto sia una decisione estrema, al momento limitare i contatti nelle zone considerate a rischio sembra un’azione necessaria per evitare la diffusione del contagio.

Gucci affronta il coronavirus con lo smart working e le comunicazioni a distanza

Gucci, una delle firme più prestigiose dell’alta moda italiana, a partire da domenica 23 febbraio ha invitato i suoi dipendenti a limitare le trasferte. Anche il brand tricolore ha adottato la linea “dura”, limitando al minimo indispensabile il contatto tra persone.

Sono state promosse modalità di comunicazione a distanza come ad esempio le video-conference. In sostanza le riunioni di lavoro che fino a poche settimane fa si svolgevano attorno ad un tavolo, oggi si svolgono davanti ad un computer direttamente da casa. Gucci ha promosso anche lo smart working, cioè lo svolgimento delle attività lavorative da casa, soprattutto per i dipendenti della sede di Milano che rientra al momento tra le zone maggiormente attenzionate.

Giorgio Armani: porte chiuse nelle regioni a rischio

Giorgio Armani per una settimana ha deciso di chiudere gli uffici di Milano e le sedi operative di tutta la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Trentino, il Veneto ed il Piemonte. Al personale coinvolto da questa misura preventiva non saranno comunque trattenute le ferie. Ad ogni modo, secondo quanto disposto da Gucci, i dirigenti ed i responsabili dovranno garantire reperibilità e disponibilità in caso di necessità.

Il 23 febbraio scorso Giorgio Armani ha presentato la nuova collezione della linea ma a porte chiuse, per salvaguardare e tutelare la salute di tutti gli addetti ai lavori. Anche il marchio Laura Biagiotti ha adottato questa stessa decisione. La moda va avanti quindi, ma allo stesso tempo bisogna agire con responsabilità e coscienza per fare fronte comune ad una problematica che sta colpendo tutti i settori dell’economia italiana.

Tod’s: smart working e limitazioni delle trasferte

Tod’s, il noto marchio di calzature appartenente a Diego Della Valle, ha optato per lo smart working come molte altre aziende. Questa è una delle soluzioni più gettonate poiché evita il contatto tra i dipendenti ed assembramenti di diverse persone, ed allo stesso tempo garantisce comunque la produttività. Inoltre l’azienda italiana ha deciso di limitare le trasferte per qualche giorno, in attesa di conoscere quali sono gli sviluppi che portano a nuovi scenari giorno dopo giorno.

Luxottica, smart working contro il coronavirus

Nella sede milanese di Luxottica la situazione è maggiormente attenzionata poiché c’è un caso sospetto. Un dipendente dell’azienda nella sede di Milano ha comunicato di avere avuto rapporti con una persona che a sua volta è entrata a contatto con un infettato dell’area di Codogno.

Il dipendente fortunatamente non presenta sintomi, ma per evitare qualsiasi pericolo sta lavorando in modalità “smart working” e deve sottoporsi alle misure di controllo richieste. Anche una ventina di dipendenti che vivono nell’area dei Comuni dove è presente il focolaio sta lavorando in smart working.

Unilever, azienda gestita dalla Regione Lombardia

Le attività della sede della Unilever a Casalpusterlengo, dove lavora un uomo contagiato dal coronavirus, al momento sono ferme per effettuare i test necessari in attesa delle comunicazioni da parte delle autorità sanitarie.

Già dal 21 febbraio erano state adottate misure preventive con l’esecuzione dei tamponi sui dipendenti per scongiurare qualsiasi tipo di contagio. La mensa è stata chiusa per evitare contatti ed al momento la gestione dell’azienda è stata affidata alla Regione Lombardia.

Fonte foto: pixabay

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