Manichini viventi: cosa sono?

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I negozianti hanno sempre sognato di avere manichini viventi e a quanto pare il loro desiderio è stato realizzato: da qualche anno infatti è nata la moda di ingaggiare modelli e modelle che passano ore nelle vetrine dei negozi a rappresentare scene di vita vissuta, a muoversi e simulare vacanze, cene e uscite con amici. Molti negozi e grandi brand mono-marca per la stagione primavera/estate 2015 promettono di avere all’interno delle proprie boutique manichini viventi splendidi e mezzi svestiti.

Tutto ebbe inizio in Svizzera

Primi esempi di manichini viventi si erano avuti in Svizzera: non erano esattamente modelli bensì ragazzi e ragazze normali che si improvvisavano modelli per un giorno e passavano qualche ora mezzi svestiti nelle vetrine Anne Gillioz, proprietaria di una boutique di Conthey. L’esperimento fu fatto per soli due giorni ma la fama del negozio si era triplicata e le foto nella boutique avevano fatto il giro del mondo. Oltre ad essre un’idea innovativa, quella di Anne Gillioz fu anche molto utile per i ragazzi, un modo stravagante per rompere la routine. Le ragazze, in tutto sette, e i ragazzi, due, erano stati scelti tra i 19 e 45 anni e le taglie erano le più svariate: niente modelli taglia 38 ma solo donne e uomini che potessero rendere giustizia all’intimo di “Le Matin” della Gillioz. Per alcuni dei partecipanti è stato anche un esperimento che ha abbattuto radicalmente paure ed insicurezze.

Fonte Immagine: Flickr - Foto di  Myrea
Fonte Immagine: Flickr – Foto di Myrea

Gli esperimenti di Belluno, Roma e Milano

Dopo circa un anno l’Italia ha seguito l’esempio svizzero e ha sperimentato i manichini viventi. Una domenica d’estate a Belluno, 23 negozi hanno realizzato vetrine viventi con bellissimi modelli che mostravano abiti e costumi. Il progetto nasceva per portare un po’ di brio alla città e magari pubblicizzare i negozi. Grande curiosità per il punto vendita Intimissimi di piazza dei Martiri, con due ragazzi e due ragazze immersi in una vetrina bucolica, con tanto di altalena color pastello e un inscenato pic-nic sull’erba. Simpatici i modelli di Tezenis e di Calzedonia che hanno ballato per ore e ore dalle vetrine, accennando saluti ai passanti. In fondo alla via il negozio di abbigliamento per bambini ha fatto sorridere e intenerire con le pose di due bambine vestite di tutto punto, una con tanto di bigodini e casco del parrucchiere. Lo stesso è avvenuto qualche giorno dopo a Milano e Roma, naturalmente l’intento era stupire i passanti che si sono fermati a fotografare i manichini viventi e a parlare con loro.

Polemiche sullo sfruttamento e l’uso del corpo

Naturalmente, oltre a salire alla ribalta, questi esperimenti hanno portato con loro tante polemiche. Grande indignazione ad esempio da parte della Cgil di Milano che ha dichiarato : “Non siamo contro i saldi, ne’ contro l’economia di mercato, ma vorremmo difendere il decoro dei lavoratori e l’intelligenza dei clienti”. Ma i modelli hanno risposto con cartelli all’interno delle vetrine che recitano che le vetrine viventi sono un lavoro non diverso dalle sfilate.

Le polemiche non sono servite a nulla e gli esperimenti della scorsa stagione forse hanno davvero aperto le frontiere ad un nuovo modo di fare vetrina; se da un lato i costi per i negozianti aumenteranno, dall’altro l’effetto e il risvolto pubblicitario saranno sirucamente impareggiabili.

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