Vendita b2b e b2c: quali sono le differenze per un e-commerce?

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vendita b2bCosa differenzia la vendita b2b dalla vendita b2c? Cosa cambia da un punto di vista normativa? Se gestisci un e-commerce devi conoscere le risposte a queste domande.

Si tratta di due modelli di vendita con modalità e regolamentazioni diverse che influenzano in modo importante il tuo business.

Innanzitutto devi conoscere la differenza tra consumatore e professionista.

Il consumatore è la persona che acquista sul sito un bene o un servizio per scopi privati, quindi per finalità diverse dall’attività professionale svolta.

Il professionista invece acquista sul sito un bene o un servizio destinato ad essere usato nell’ambito della sua attività imprenditoriale o professionale.

In base a queste due categorie possiamo distinguere tra:

  • vendita e-commerce b2b: effettuata tra imprenditori e consumatori;
  • vendita e-commerce b2c: effettuata tra professionisti.

Comprendere le differenze tra queste due categorie ti aiuta anche ad individuare i buyer migliori per il tuo negozio online.

Non sempre è facile tracciare una linea di demarcazione netta tra privato e professionista. Un professore universitario potrebbe comprare un libro per regalarlo ad un amico, ed in questo caso è un privato.

Se però il libro è destinato ad essere utilizzato nell’ambito del suo lavoro, rientra tra i professionisti. In tal caso devi considerare se l’acquirente utilizza la partita IVA, un indicatore importante per valutare se si tratta di una vendita b2b o b2c.

E-commerce diretto e indiretto: cosa cambia?

Prima di approfondire le differenze tra queste due tipologie di vendite, è opportuno fare prima una piccola precisazione per comprendere meglio i concetti che stiamo per analizzare.

Esistono due tipologie di e-commerce: diretto o indiretto. Nell’e-commerce diretto l’intero processo di vendita, compresa la consegna del bene, avviene online (come ad esempio software o programmi per pc).

Nell’e-commerce indiretto invece l’ordine ed il pagamento del bene avvengono online, ma la consegna materiale avviene fisicamente.

Vendita online b2b: come funziona?

La vendita b2b online è regolamentata dall’art. 1492 e seguenti del codice civile.

Il professionista dopo la vendita non ha diritto di recesso, a meno che non sia riconosciuto direttamente dal venditore.

La fatturazione è obbligatoria per l’e-commerce che vende ad un’altra azienda o ad un professionista, e va emessa entro 12 giorni dal pagamento.

L’obbligo di fatturazione per un e-commerce con sede in Italia è previsto sia nei confronti di aziende e professionisti italiani, sia nei confronti di clienti stabiliti in un altro paese UE o extra-UE.

In tutte le operazioni di e-commerce diretto b2b vige quindi l’obbligo di emettere fattura se l’azienda ha sede in Italia.

Vendita online b2c: come funziona?

Scopriamo adesso cosa significa la vendita b2c, cioè quella rivolta al consumatore, regolamentata dal D. Lgs. 206/2005.

Questa normativa garantisce una notevole tutela al consumatore, quindi il venditore deve conoscerla molto bene per evitare di incappare in pesanti sanzioni da parte dall’Autorità competente, cioè l’AGCM.

Secondo le condizioni di vendita online b2c diretta, l’e-commerce con sede in Italia non ha l’obbligo di emettere fattura se il cliente è residente in Italia o in un paese UE, a meno che non venga richiesto esplicitamente. Subentra l’obbligo se invece il consumatore risiede in un paese extra-UE.

Anche per quanto riguarda la vendita indiretta l’obbligo di fatturazione non è previsto se il cliente è un privato consumatore, e se i beni hanno come destinazione l’Italia.

Il consumatore, anche in questo caso, può comunque fare richiesta della fattura entro il momento dell’effettuazione dell’ordine di acquisto.

Diritto di recesso

Per conoscere le strategie di vendita b2b e b2c è opportuno focalizzarsi sul diritto di recesso.

Per quanto riguarda la vendita b2b, non è previsto il diritto di recesso per i professionisti, sia nelle transazioni online che offline, a meno che non sia concesso dal venditore.

Nel processo di vendita b2c invece esiste il diritto di recesso per il consumatore, che va però esercitato secondo i seguenti requisiti:

  • l’acquirente può recedere dal contratto online entro 14 giorni;
  • il termine di 14 giorni decorre dalla ricezione del bene nei contratti di vendita, dal giorno della firma del contratto;
  • durante questo periodo l’acquirente deve comunicare al venditore la sua volontà di recedere;
  • nei successivi 14 giorni il consumatore deve inviare il prodotto al venditore.

L’acquirente che esercita il diritto di recesso deve essere rimborsato di tutte le spese sostenute per l’acquisto, comprese quelle di spedizione. Spettano però al consumatore le spese di spedizione per la restituzione del bene all’e-commerce.

Quando non è valido il diritto di recesso?

I recessi possono risultare molto dannosi da un punto di vista economico, quindi ti consiglio innanzitutto di informarti sulle politiche di reso vincenti in ambito e-commerce.

Ci sono poi delle eccezioni: se dovessero verificarsi determinate condizioni, l’acquirente non può esercitare il diritto di recesso. Questo è possibile quando:

  • è stato sottoscritto il contratto ed il servizio è stato erogato con l’accordo espresso dal consumatore e l’accettazione della perdita del diritto di recesso;
  • fornitura di beni su misura o personalizzati, come capi d’abbigliamento riportanti iniziali o scritte particolari;
  • consegna di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
  • fornitura di beni sigillati che non possono essere restituiti per motivi igienici, sanitari oppure aperti dopo la consegna.

Fonte foto: Pixabay

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